A proposito di Ente Legati Carta-Meloni

Storia dell’Ente

STORIA IN BREVE DEI LASCITI CARTA-MELONI

Il ginnasio comunale di Santulussurgiu fu voluto dall’illuminato cittadino lussurgese Pietro Paolo Carta che con testamento del 20 ottobre 1841 lasciava il suo ingente patrimonio, valutato in lire sarde 67.900, per l’istituzione in questo comune di “uno stabilimento nel quale venissero aperte, a favore dei giovani del paese, le scuole di latinità sino alla retorica” affidandole ai Padri Scolopi perché le tenessero “con lo stesso zelo e disimpegno usato a Cagliari e Sassari.

Accettata l’eredità nel 1842, gli Scolopi progettarono la costruzione di quello che per lungo tempo sarebbe stato chiamato “Convento Nuovo” e solo dopo il 1912 ” Collegio”.

Presso il notaio Moretti in Cuglieri, nel 1844, fu redatto l’atto di fondazione e l’otto Giugno 1848 fu posata la prima pietra.

Il patrimonio si accrebbe notevolmente con i beni lasciati da un altro benemerito concittadino, Giovanni Andrea Meloni che con testamento del 16 Aprile 1847, confermava e rafforzava i principi e le finalità del testamento di Pietro Paolo Carta dal quale era stato nominato esecutore testamentario.

Questo singolare personaggio divenne, fino alla sua morte, 20 gennaio 1863, il factotum degli Scolopi per la vigilanza sugli stabili e sui terreni ed accudì all’allevamento del bestiame proveniente dall’asse ereditario Carta ed a quello di sua proprietà

I padri Scolopi, insediatisi nella casa del fondatore, nel 1852, con l’aiuto di alcuni sacerdoti del luogo, aprirono la “scoletta” (scuola elementare), propedeutica alla scuola di latinità e retorica, che funzionò per diversi anni.

Il consiglio comunale, in base a quanto stabilito nel lascito, sollecitava invece l’apertura della scuole di latinità e constatato che in quindici anni la Congregazione Scolopina aveva fatto sue le rendite del patrimonio senza rispettare gli impegni e che aveva ormai da anni abbandonato anche la costruzione del fabbricato iniziò, nel 1859 , dinnanzi al tribunale di Oristano, una lite per farla dichiarare decaduta dal beneficio.

Il lungimirante fondatore aveva infatti disposto nel suo testamento “affinché questa filantropica istituzione non venga mai a mancare a Santulussurgiu chiamo il consiglio comunale della medesima perché unito a dodici capi di famiglia dei più illuminati e benestanti e patriottici veri zelanti e notabili abbiano lo impegno di sostenere questo mio stabilimento delle scuole in perpetuo anche quando venisse a dissolversi la Scolopina religione per qualche inaspettato accidente lo che Dio non voglia che succede“.

Gli Scolopi resistettero ma prima che la lite arrivasse ad una conclusione sopravvenne la Legge 7 Luglio 1866 che soppresse le Congregazioni religiose compresa quella degli Scolopi.

Per effetto di tale legge il demanio dello Stato si impossessò di tutti i beni e solo allora gli Scolopi abbandonarono ogni pretesa lasciando il paese.

Il comune fu costretto ad iniziare una nuova lite contro il Demanio dello Stato per la rivendicazione dei beni; il Tribunale di Oristano , con sentenza 27 novembre 1871, riconosceva ai due Legati il carattere di fondazione speciale per le scuole di latinità ed assegnava i due patrimoni al comune per eseguirne la volontà testamentaria.

L’amministrazione comunale non fu più zelante dei Padri Scolopi e l’idea del fondatore di ergere il Comune a garante dei Legati fu nefasta infatti le rendite del patrimonio andarono di anno in anno a coprire i buchi del bilancio Comunale e non all’istituzione della scuola.

Negli anni dal 1869 al 1880 funzionò probabilmente un ginnasio comunale considerato che rimane qualche traccia negli archivi comunali per stipendi erogati ai precettori ma qualsiasi altra documentazione è andata dispersa.

A cominciare dall’11 luglio 1874 iniziò la vendita dei beni, secondo il parere del sindaco … “l’uliveto sito nei territori di Guspini non produrrebbe una rendita proporzionale al suo valore anzi deperirebbe sempre di più“…a dare il via a quello che divenne un vero e proprio saccheggio furono le parole espresse dal consigliere Paolo Murru che propose di procedere alla vendita non solo di quell’uliveto ma anche di tutti i beni rurali devoluti al comune che “trovansi tutti in stato di deperimento” .

Alla prima asta pubblica svoltasi il 25 agosto 1877 nella chiesa di Santa Maria, col sistema delle candele vergini, il primo a presentarsi in veste di acquirente fu il sindaco don Stefano Delitala che, fattosi sostituire alla presidenza dell’asta dall’assessore anziano Sig. Antonio Muscas, acquistò un castagneto in Mattafresaghe per 2700 lire ed una porzione di vigna in Marzias per lire 500.

Tra il 1877 ed il 1880 furono venduti quasi tutti gli immobili e nell’elenco degli acquirenti figuravano gli “illuminati e benestanti e patriottici veri zelanti e notabili“…garanti delle volontà testamentarie.

Per la vendita dei terreni e degli stabili era stato ammesso che il pagamento potesse avvenire a rate entro dieci anni e poiché dopo le prime rate, molti avevano interrotto i pagamenti, la Deputazione provinciale di Cagliari, il 2 maggio 1877, impose che si procedesse ad iscrivere ipoteca sugli immobili acquistati.

Nonostante questa clausola, a dieci anni e più dalla vendita, molte rate, per consistenti somme, risultavano insolute.

Questa maniera di gestire il patrimonio dei lasciti suscitò una forte reazione della popolazione contro gli Amministratori Comunali.

I cittadini onesti di Santulussurgiu erano ormai stanchi di questi misfatti, tra le altre cose, non erano affatto contenti del funzionamento altalenante delle scuole di latinità, (stipendi ai precettori : Lire 10 nel 1869, Lire 600 nel 1870, Lire 200 nel 1871, Lire 300 nel 1872) reclamavano infatti più serietà e non cessarono le proteste neppure quando si decise di istituire qualche classe in più con insegnanti spesso inadeguati come preparazione ed insufficienti come numero.

Altri due elementi di frizione erano costituiti dal fabbricato “Convento nuovo” ormai abbandonato in Su Paris de Casteddu e dal fatto che nella casa di Pietro Paolo Carta si fossero insediati gli Uffici Comunali e la Pretura senza che alla Fondazione fosse riconosciuto alcun indennizzo.

Notizia di queste malefatte dovette giungere alla Prefettura di Cagliari che promosse un’inchiesta amministrativa sulle vicende dei “Legati Carta-Meloni” affidandola al delegato F.R. Franchini; l’inchiesta si protrasse per due anni, dal 1886 al 1888.

Il lavoro di indagine del Franchini produsse un voluminoso fascicolo (stranamente conservatosi) nel quale vengono puntigliosamente evidenziati gli abusi, l’interesse privato, la distrazione di fondi dalla loro statutaria destinazione, l’incuria e la malafede degli amministratori; il tutto corredato dagli allegati contabili che dimostravano la disastrosa amministrazione sia in riferimento ai fitti dei terreni esatti solo in parte o non esatti per nulla, sia alle cartelle del debito pubblico acquistate con i proventi delle vendite.

Viene evidenziato inoltre che al ginnasio, nel quale, per effetto delle leggi scolastiche, era confluita la scuola di latinità e di retorica, ben poca attenzione, sia in termini di organizzazione che di mezzi, era stata dedicata dall’amministrazione comunale.

Regolarmente a carico del bilancio dei Legati, invece che a quello del Comune, che vi era allora obbligato per legge, figurava invece lo stipendio per il maestro della terza e quarta elementare .

Gli atti d’accusa emersi dalle conclusioni dell’inchiesta del Commissario Franchini produssero, nell’immediato, effetti devastanti : sia gli Amministratori Comunali sia gli acquirenti morosi furono messi di fronte alle loro responsabilità ed esposti alla pubblica esecrazione.

Alla lunga però, se i primi ne ebbero un qualche danno in termini di immagine, dei secondi solo i più deboli furono chiamati a rispondere in solido; nessuno fu mai inquisito.

Si trovò ben presto, infatti, un comodo capro espiatorio nella persona del tesoriere dei Legati Sig. Luigi Meloni Ledda individuato dal Franchini in uno degli allegati dell’inchiesta intitolato “Conto Speciale concernente la gestione del Tesoriere dei Pii Legati.

Il Consiglio Comunale, con delibera del 16 Agosto 1889 , decise di mandare in giudizio l’Esattore Ledda, per gli abusi perpetrati a danno dell’asse Scolopino e di nominare un nuovo esattore nella persona del Dottor Setti.

Quella del Dottor Setti (forse suggerita dalla Prefettura) fu una scelta indovinata: nel giro di pochissimo tempo mise ordine nei conti dell’amministrazione comunale separando i cespiti d’entrata di pertinenza del comune da quelli dei Pii Legati fino ad allora rimasti confusi a tutto danno di questi ultimi.

Comparve per la prima volta, nel passivo del bilancio comunale, l’affitto per gli uffici e per la pretura ma l’amministrazione dei Legati riconobbe al medesimo la somma di Lire 500 per riparazioni straordinarie.

Curiosamente, nel bilancio dei Legati, lo stesso stabile, viene indicato all’attivo come Ufficio Comunale e Pretura ed al passivo come Casa San Pietro.

Dagli acquirenti morosi si ricuperò qualche stabile e diversi terreni che ricominciarono a produrre reddito.

Esiste un elenco dei beni recuperati tra gli anni 1890 e 1900 ma per brevità viene omesso.

Con una lettera datata 4 agosto 1890 il Sindaco Serra-Falqui rivolge una supplica ad una non meglio individuata “Vostra Eccellenza” (forse il ministro della Pubblica Istruzione o il Presidente del Consiglio) perché venga creato un ente speciale per l’amministrazione del patrimonio Carta-Meloni e venga accordata al medesimo personalità giuridica.

Nella seduta consiliare dell’8 settembre 1891 il Consiglio, deliberando all’unanimità, incarica la giunta di predisporre le pratiche per l’erezione in Ente Morale dei Legati.

Le pratiche sono iniziate e nuovamente dimenticate.

Il sottoprefetto di Oristano il 18 maggio 1892 impartisce al sindaco le istruzioni su come vada corredata la domanda ma nessuno risponde; passeranno altri quattro anni prima di riprendere l’argomento.

Nel bilancio del 1893 figura una voce passiva di Lire 1000 per compenso ad un tecnico per il completamento degli studi sul fabbricato “convento nuovo” e nello stesso anno la spesa di lire 3000 per la costruzione del tetto; risultano inoltre altre voci di spesa per lo sgombero delle macerie e per la costruzione di un canale di drenaggio delle acque piovane.

Nel bilancio del 1894 vengono bilanciate altre 3000 lire che si sommano a quelle non spese l’anno precedente per il tetto (in tutto 6000 lire) e che vengono utilizzate per coprire le spese di costruzione di una tettoia in quella parte dell’edificio data in affitto per Lire 100 annue alla stazione di monta.

In quegli stessi anni le cifre stanziate per arredi scolastici, libri e riparazione dei locali della scuola non superano mai le 300 lire.

A conferma del profondo amore dei lussurgesi per i cavalli, il benessere degli stalloni era di gran lunga più importante.

Occorre però ricordare che negli anni dal 1893 al 1896 diversi giovani poterono frequentare, grazie alle borse di studio ed ai sussidi erogati dalla Fondazione, la Regia Scuola Enologica di Cagliari e la Scuola di Caseificio di Sassari.

La Sottoprefettura di Oristano, il Consiglio Provinciale Scolastico e la Prefettura di Cagliari, nel 1896, avviano un attacco epistolare nei confronti del Comune: il 31 marzo la Prefettura fa sapere che il Ministero della Pubblica Istruzione ha chiesto i documenti relativi ai Legati; il primo ottobre, il Consiglio Scolastico chiede che vengano inviati con sollecitudine i bilanci e la documentazione perché è intenzione del Governo presentare al Parlamento un progetto di legge per regolamentare la tutela governativa sulle fondazioni private a scopo di istruzione: nulla viene fatto.

Il 6 aprile 1897 il Prefetto, accusando il Comune di totale inerzia, si dichiara dolente di constatare che l’amministrazione comunale non si è ancora preoccupata di provvedere alla preparazione dei documenti necessari per la trasformazione dei Legati in Ente Morale.

Nella seduta straordinaria del 16 dicembre 1897, finalmente il comune si sveglia ed il Sindaco fa sapere che, essendo decorsi i termini utili, dalle precedenti delibere, è necessario deliberare nuovamente, come impone il Prefetto, per poter trasmettere i documenti richiesti dalla legge 17 luglio 1890 sulle cosiddette opere pie; comunica inoltre che è stato predisposto uno schema di statuto organico dell’erigendo Ente.

Il Consiglio Comunale delibera all’unanimità di dare incarico al sindaco di procedere perché le necessarie pratiche arrivino al più presto nelle mani delle competenti autorità.

Il 18 gennaio 1898 il sindaco di Santulussurgiu invia domanda, documentazione e Statuto al Prefetto di Cagliari con preghiera di trasmettere il tutto, con parere favorevole, al Signor Ministro dell’Interno.

Dal maggio 1898 al 31agosto 1901si combatté, tra gli organi coinvolti, una sottile battaglia sulle norme dello statuto, su come dovesse essere composto il consiglio di amministrazione, sulla laicità o meno dello stesso, su quale dovesse essere l’organismo di controllo, sul ruolo del Consiglio Scolastico Provinciale e della Prefettura.

Il vero oggetto del contendere era che il comune non gradiva estranei nell’amministrazione dei Legati.

Il Regio Decreto CCCLI del 31 Agosto 1901 col quale i Lasciti Carta e Meloni furono eretti in Ente Morale mise fine a tutte le diatribe.

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Regio decreto che erige in ente morale i lasciti Carta-Ledda e Meloni in Santulussurgiu e ne approva lo statuto.

Vittorio Emanuele III

Per grazia di dio e per volontà della Nazione

D’ ITALIA

Veduto il testamento in forma pubblica, ricevuto in Santulussurgiu dal notaio Gio.Battista Checchi-Pes, in data 20 ottobre 1841, col quale Pietro Paolo Carta-Ledda, dopo aver istituiti vari legati, lasciò tutto il rimanente suo patrimonio alla locale Congregazione degli Scolopi, con l’obbligo e l’espressa condizione di fare le scuole di latinità fino alla retorica inclusiva, a vantaggio del suo paese nativo: ed In previsione che l’ordine degli Scolopi potesse un giorno andare sciolto, volle che l’adempimento delle sue disposizioni fosse affidato al Consiglio Comunale di Santulussurgiu, insieme ad altri 12 padri di famiglia scelti fra i più notabili del luogo. Veduto che all’intento medesimo, un nuovo lascito, fu fatto pochi anni dopo da un altro benefico cittadino di Santulussurgiu : il Signor Giovanni Andrea Meloni con testamento rogato il 19 aprile 1847 dal notaio Efisio Tansella; che soppresse, per la legge7 aprile 1866, le Corporazioni Religiose, la Congregazione degli Scolopi cessò di avere giuridica esistenza onde il Municipio di Santulussurgiu si fece a chiedere per via giudiziaria, di fronte al demanio dello stato, liquidatore dell’asse ecclesiastico, la devoluzione dei beni provenienti dalla liberalità dei predetti due testatori in favore della pubblica istruzione.Vedute le sentenze 27 Novembre1871del Tribunale civile di Oristano e 23 Agosto 1873 della Corte d’Appello di Cagliari dalle quali risulta accertato in modo definitivo e inoppugnabile il diritto di proprietà, per parte del municipio di Santulussurgiu, sui beni costituenti l’eredità di Pietro Paolo Carta-Ledda e di Giovanni Andrea Meloni in virtù dei rispettivi testamenti 20 ottobre 1841l e 16 aprile 1847 con l’obbligo di destinare le rendite al mantenimento di un pubblico ginnasio in quella terra.

Che ammontando attualmente il patrimonio complessivo di tale Fondazione ad oltre lire 200.000 di capitale, con un rendito annuo che supera le Lire 10.000 , può ritenersi che essa disponga di mezzi sufficienti per assicurare perenne e proficuo funzionamento di un ginnasio.

Veduta la deliberazione presa dal Consiglio Comunale di Santulussurgiu nell’adunanza del 16 dicembre 1897 e la conseguente domanda del sindaco per la costituzione del patrimonio predetto in Ente Morale;

Veduto il parere espresso dal Consiglio provinciale scolastico di Cagliari in adunanza del 28 febbraio 1898;

Sentito il Prefetto della provincia di Cagliari;

Sentito il parere del Consiglio di Stato;

Sulla proposta del nostro Ministro segretario di Stato per la Pubblica Istruzione;

. Abbiamo decretato e decretiamo:

Art.1 I lasciti Carta e Meloni di Santulussurgiu sono eretti in Ente morale avente per fine il mantenimento di un pubblico ginnasio.

Art.2 L’amministrazione di questo Ente sarà regolata dall’annesso Statuto, approvato, d’ordine Nostro, dal Nostro Ministro Segretario di Stato per la Pubblica Istruzione. Ordiniamo ecc.

….Dato a Racconigi, addì 31 agosto 1901.

VITTORIO EMANUELE…

N. Nasi

Visto Il Guardasigilli: Cocco Ortu

Statuto dei lasciti Carta Meloni in Santulussurgiu

Art. 1. La fondazione Carta e Meloni ha per oggetto il mantenimento delle scuole ginnasiali fondate in Santulussurgiu coi lasciti dei benemeriti cittadini Pietro Paolo Carta e Giovanni Andrea Meloni, e quelle scuole si intitoleranno “Ginnasio Carta-Meloni”.

Art. 2. La gestione economica di questo ginnasio, e la nomina del personale insegnante, sono affidate a sette amministratori, tre dei quali saranno eletti dal Consiglio Comunale, e quattro da un comitato elettorale permanente, composto d’individui nati e domiciliati in santulussurgiu, o da un decennio residenti nel Comune, maggiorenni, ed aventi uno dei titoli seguenti:

1. Laurea in qualunque facoltà, non esclusa quella in teologia;

2. Licenza liceale o d’istituto tecnico;

3. Diploma di farmacista ;

4. Ufficiale del Regio Esercito o della Regia Marina;

5. Patente di maestro elementare o di segretario comunale;

6. Funzionario dell’ordine giudiziario, della cancelleria e segreteria giudiziaria.

Agli individui aventi qualcuno degli indicati requisiti, verranno aggiunti tanti maggiori censiti per un numero uguale alla metà degli elettori iscritti.

Art. 3. E’ sospeso il diritto di voto ai membri del comitato, che, al tempo delle operazioni elettorali, si trovassero investiti della carica di consigliere comunale.

Art. 4. Il comitato elettorale permanente per la nomina dei quattro amministratori di cui sopra, sarà convocato dal Sindaco e presieduto da lui, coll’assistenza del segretario comunale.

Art. 5. La votazione avrà luogo a schede segrete ed a maggioranza di voti. In tale adunanza il Sindaco non ha voto deliberativo.

Art. 6. Saranno esclusi dal far parte del comitato elettorale permanente:

a) le donne;

b) gli analfabeti;

c) gli interdetti ed inabilitati;

d) i condannati per reati contro la proprietà, e quelli condannati per reati contro le persone per un termine non minore di un anno, e coloro che abbiano subito una condanna passata in giudicato per alcuno dei reati previsti nell’art. 22 lett. F della legge comunale e provinciale vigente, testo unico 4 maggio 1898.

Art. 7. Al consiglio comunale è data facoltà di eleggere a suoi rappresentanti nell’amministrazione dell’Ente, o membri dello stesso consiglio, od estranei; il comitato elettorale però dovrà sempre scegliere i suoi rappresentanti fra le persone componenti il medesimo, e che non coprono la carica di consiglieri comunali.

Non potranno far parte dell’amministrazione, persone che percepiscono stipendio dal bilancio dei lasciti, siano in lite ed in rapporti di interesse coi medesimi.

Art. 8. Nella tornata di primavera, il consiglio comunale procederà alla revisione della lista del comitato elettorale permanente, sia cancellando i deceduti, o quelli che avessero perduto le qualità volute dall’art. 2, sia aggiungendo quelli che, per qualunque titolo, avessero acquistato il diritto ad essere iscritti.

Art. 9 Tutti sette i detti amministratori dovranno aver compiuto i trent’anni di età, essere nati e domiciliati in questo comune o residenti nel medesimo da almeno dieci anni, e godere dei diritti civili e politici, né potranno esservi eletti gli individui contemplati alle lettere a,b,c, e d, dell’art. 6.

Art. 10 Nell’elezione degli amministratori avrà la precedenza il consiglio comunale,il Sindaco, nel termine di otto giorni dall’avvenuta nomina, convocherà il comitato permanente, il quale, nelle forme indicate dagli articoli 4 e 5, procederà alla nomina degli altri quattro amministratori. . 11. La nomina degli amministratori tanto da parte del consiglio comunale, quanto per parte del comitato elettorale, permanente, avverrà appena eretti i lasciti in Ente Morale.

Art. 12. Le surrogazioni avranno luogo nel mese di maggio di ciascun anno, e sempre da eseguirsi dal corpo elettorale che procedette alla nomina dell’amministratore scaduto.

Art. 13. Gli amministratori nominati come sopra, non più tardi di quindici giorni dall’ultima elezione, sotto la presidenza del più anziano di età, eleggeranno nel proprio seno, col mezzo delle schede segrete, il presidente definitivo; e nella stessa seduta, e collo stesso mezzo delle schede segrete, nomineranno il segretario dell’amministrazione ed il tesoriere. Detti segretario e tesoriere non potranno essere scelti fra i membri dell’amministrazione predetta.

Il tesoriere dovrà prestare cauzione.

Art. 14. Il presidente durerà in carica quattro anni, ed i membri si rinnoveranno per metà ogni biennio. L’uno e gli altri potranno essere rieletti.

La scadenza del primo biennio sarà regolata dalla sorte, nei successivi dall’anzianità.

Dei tre membri del consiglio di amministrazione, la cui nomina spetta al consiglio comunale, uno decadrà dall’ufficio dopo il primo biennio dalla prima formazione o dalla totale rinnovazione del consiglio stesso e gli altri due dopo il secondo; ed in seguito decadranno ciascuno dopo il compimento del rispettivo quadriennio di carica.

Art. 15. Costituiti i lasciti in Ente Morale, e nominati gli amministratori, questi dovranno, nel termine di mesi sei dalla elezione, compilare un esatto inventario dei beni mobili ed immobili, e dei crediti liquidi o contestati dei lasciti medesimi.

Art. 16. L’amministrazione dei lasciti dovrà formare ogni anno, nei modi e nei termini stabiliti dalla Legge e regolamento sulle opere pie, il bilancio preventivo ed esaminare il conto consuntivo che le verrà comunicato dal tesoriere. L’uno e l’altro dovranno essere poi spediti per l’approvazione prima al consiglio comunale di Santulussurgiu, poi al consiglio di prefettura, ferma restando la vigilanza del consiglio provinciale scolastico di Cagliari, su tutto il funzionamento dei lasciti.

Art. 17. Il bilancio dovrà essere presentato per l’approvazione alla detta autorità tutoria, entro il 30 settembre d’ogni anno, insieme al conto consuntivo dell’anno trascorso, e quest’ultimo sarà accompagnato da una dettagliata relazione sull’andamento morale della gestione.

Art. 18. Il regolamento per questi lasciti sarà approvato dal Ministro della pubblica istruzione. Esso però dovrà essere prima approvato dal consiglio comunale di Santulussurgiu, e dovrà riportare il visto del Prefetto, sentito il parere della Giunta provinciale amministrativa e del consiglio provinciale scolastico.

Visto, d’ordine di Sua Maestà,

Il Ministro della pubblica istruzione

N. Nasi.

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Decreto e Statuto vengono pubblicati nel Bollettino Ufficiale del Ministero dell’Istruzione Pubblica del 19 dicembre 1901 e con detta pubblicazione le norme in esso contenute trovano immediata applicazione.

L’amministrazione comunale, vinta la battaglia sulla composizione del consiglio di amministrazione, dovette però accettare le previsioni degli art. 16,17 che imponevano al comune di approvare i bilanci (e quindi di verificarne la regolarità formale) e di predisporre una relazione sull’andamento morale (un giudizio sulla qualità della gestione) prima di inviare gli stessi agli organismi di vigilanza e di controllo.

Nel consiglio comunale del 29 maggio 1902 il sindaco comunica l’avvenuta erezione in Ente Morale del cosiddetto Asse Scolopino, informa i consiglieri che d’ora in poi sarà amministrato da un proprio consiglio e che è già stato predisposto un elenco di elettori in cui figurano 30 iscritti per titoli e 15 per censo.

Questo comitato elettorale dovrà provvedere ad eleggere quattro membri, mentre tre saranno eletti dal consiglio comunale.

L’operazione si conclude nella successiva seduta del 12 giugno con l’elezione del primo consiglio di amministrazione dell’Ente Legati Carta-Meloni composto da: Manca Dr. Giovanni, Porcu Dr. Stanislao e Salaris Francesco di nomina consiliare e Porcu rev.do Francesco, Meloni Pietro Paolo, Sechi Mele Francesco, Muscas Cav. Antonio Maria eletti dal comitato permanente.

In data 25 agosto 1902 si svolge la prima riunione formale verbalizzata ma fu sicuramente preceduta da altre riunioni informali e formali di cui si è persa traccia perchè a quella data risultano già eletti: il presidente, nella persona del Rev.do Francesco Porcu, che era anche Vicario parrocchiale; il tesoriere esattore Dr. Setti che si appoggiava a Santulussurgiu all’esattore Raimondo Asili; il segretario Signor Paolo Pitzurra. verbalizzante.

Nel corso dell’incontro il reverendo neo-presidente comunica l’elenco dei titoli di rendita e degli altri titoli di credito appartenenti all’Ente: 194.000 lire investite in titoli al 5% che fruttano una rendita annua di lire 9.735; 15.250 lire depositate presso la Banca d’Italia al tasso del 0,75% ; 44.000 lire di certificati di rendita al 5% depositati come “sua cauzione” per l’apertura dell’esattoria, dal vecchio tesoriere dei Legati Sig. Luigi Meloni Ledda.

Si delibera pertanto di trasformare il capitale depositato presso la Banca d’Italia in titolo di rendita nominativo e di avviare le pratiche perché la cauzione prestata a nome del Meloni sia restituita all’amministrazione dell’Ente.

Vengono esaminati anche i crediti ancora pendenti dalla vendita rateale dei beni e si da mandato al Presidente di curarne il recupero; la richiesta ai debitori verrà fatta ma cadrà ancora una volta nel vuoto, probabilmente qualcuno dei debitori o qualche suo parente stretto, era presente, (contro le norme del nuovo statuto) nello stesso consiglio di amministrazione.

Forse per questa ragione, l’avvocato Don Stanislao Porcu propone, ed il consiglio delibera all’unanimità, di tenere pubbliche per il futuro le sue sedute.

Un’altra ragione valida potrebbe essere data anche dal contenzioso esistente con l’amministrazione comunale per l’utilizzo improprio dei locali e delle rendite di proprietà dei legati.

Nella successiva riunione del 6 ottobre il presidente comunica che il concorso bandito per l’assunzione dei professori delle diverse classi ha fatto affluire a Santulussurgiu molte domande da diverse parti d’Italia: 14 per le materie letterarie, 9 per le materie scientifiche.

Don Stanislao Porcu propone che in primo luogo vadano confermati i professori che già hanno operato negli anni scorsi, il Dott. Manca si schiera a favore della proposta che, messa ai voti, passa per 5 contro 2; votano contro il Presidente e Pietro Paolo Meloni.

La memoria storica dei vecchi lussurgesi racconta che i professori del Ginnasio avevano una formazione anticlericale e positivista come era di moda presso la borghesia del tempo e questo spiega la contrapposizione col Presidente Vicario che forse voleva introdurre nel corpo docente qualche insegnante più timorato di dio.

Per la nomina degli altri professori si ricorse alla votazione segreta; il Prof. Arturo Maroni, di Firenze ebbe l’incarico per le materie scientifiche, mentre, con l’astensione del fratello consigliere, fu nominato, per la terza classe, il Dottor Giampietro Meloni in possesso del diploma di Magistero.

A tutti fu riconosciuto lo stipendio annuo di Lire 1500.

Al Direttore della scuola, cui vennero assegnati i compiti di vigilare sullo svolgimento del programma, tenere i registri scolastici e di compilare la relazione annuale, vennero attribuite 200 lire in più.

Bidello fu nominato il sacrista del tempo, tiu Micheli Lucca, arguto, buontempone ed amante del buon vino, benvisto sia dagli anticlericali che dagli osservanti convinti…

Nella riunione del consiglio di amministrazione del 4 Marzo 1905 l’Ente bandisce un nuovo concorso per l’assunzione degli insegnanti per l’anno scolastico 1905-1906 ma le cose non vanno molto bene e gli amministratori ne sono consapevoli.

Viene istituita infatti una commissione per vigilare sia sulla qualità delle lezioni impartite sia sulle discipline insegnate.

Degno di nota è il fatto che dal verbale del consiglio dell’Ente del 12 giugno 1906 risulta uno stanziamento di lire 1000 a favore dell’istituendo Asilo Infantile anch’esso ospitato nei locali del benefattore.

Detto stanziamento è presente anche nei bilanci degli anni successivi.

Antonio Gramsci, ricordando nei suoi scritti gli anni di scuola trascorsi a Santulussurgiu (1905/1908) definirà “scalcinato” il ginnasio Carta-Meloni.

il 4 dicembre 1907 dopo le improvvise dimissioni dei professori Maroni e Ulargiu il corpo insegnante è ridotto ad un’unica unità.

Il 27 dicembre le cose non sono cambiate ed in consiglio si discute sull’opportunità di chiudere la scuola per l’anno in corso.

Il 6 gennaio 1908 si decide di concedere un aumento di stipendio agli unici due professori che hanno risposto al bando purchè garantiscano l’insegnamento in tutte le classi .

Chiuso in qualche modo l’anno scolastico 1907/1908 ci si pone il problema del che fare per il futuro.

I padri Scolopi che non avevano mai perso di vista le sorti dei lasciti Carta-Meloni, forse con la recondita speranza di riacquisirne il controllo e certamente evocati da quella parte di popolazione cui l’eccessiva laicità degli insegnamenti impartiti non era mai stata gradita, propongono di assumere la direzione della scuola e di istituire un collegio convitto per accogliere gli studenti fuori sede fino ad allora alloggiati presso le famiglie lussurgesi come del resto risulta documentato dai già citati scritti di Antonio Gramsci che, dopo il carcere e la malattia, ricordava con nostalgia la casetta del rione Sa Funtanedda dove aveva trascorso i suoi tre anni di permanenza a Santulussurgiu auspicando di potervi fare ritorno per trascorrevi una lunga convalescenza.

La proposta dei padri Scolopi, economicamente conveniente, considerato che la retribuzione annua riconosciuta a ciascun insegnante laico era ormai da diversi anni di Lire 1500 mentre i religiosi si accontentavano di Lire 1200, viene accolta all’unanimità (non importa se per fede o per mero calcolo) sia dai cattolici che dai presunti massoni; nella riunione di consiglio del 9 Settembre 1908 si delibera di affidare la direzione della scuola al padre Giovanni Alberti delle Scuole Pie e si decide di istituire il convitto.

La prima preoccupazione del padre Alberti è quella di predisporre i locali: la casa Migheli , nel rione Sa Murichessa, dove era alloggiato il ginnasio, viene unita alla adiacente casa degli eredi Luigi Meloni-Deiala dove viene insediato il convitto.

Si riesce in questo modo ad incrementare il numero degli studenti provenienti da altri centri dell’isola.

Sull’onda del successo dell’iniziativa del convitto, padre Alberti, incomincia a pensare a quell’edificio che gli Scolopi avevano lasciato incompiuto nel 1866 al momento dell’abbandono di Santulussurgiu che nel periodo dell’amministrazione comunale era stato parzialmente adibito a stazione di monta e che attualmente ospitava un caseificio.

La proposta di portare a termine i lavori di costruzione del caseggiato abbandonato tanto tempo prima, viene fatta, nella seduta del 12 dicembre 1908 dal presidente dr. Giovanni Manca “solo così si potrebbero rialzare le sorti di questo ginnasio infatti si potrebbero avere allievi da tutta l’isola e la prova si ha nel piccolo esperimento fatto quest’anno”…

“L’amministrazione possiede un caseggiato già a buon punto costruito e che a parere di tecnici quando fosse terminato non se ne avrebbe uno consimile nell’isola e rivaleggerebbe coi migliori del continente.”

Il dr. Manca è del parere dunque che detto caseggiato non debba rimanere un capitale morto e propone di nominare un tecnico perchè in breve tempo presenti uno studio di fattibilità.

Il Consiglio approva all’unanimità la proposta ed affida l’incarico all’Ing. Dionigi Scano di Cagliari specialista nella progettazione di piazzeforti militari.

Nel bilancio preventivo dell’Ente per l’anno 1912 vengono stanziate 10.500 Lire per l’avvio dei lavori.

Viene bandita per l’undici marzo un’asta pubblica per l’appalto dei lavori da eseguirsi sulla base del progetto presentato da Dionigi Scano ed approvato dal consiglio ma l’asta va deserta e così pure la successiva fissata per il cinque aprile.

Nella riunione di consiglio del 10 maggio 1912 si delibera di eseguire i lavori in economia e si affida la direzione all’Ing. Antonio Forteleoni di Luras.

Dopo qualche mese appare evidente che la somma stanziata non sarà sufficiente e l’Ente rispolvera l’antico contenzioso col Comune richiedendo all’amministrazione Comunale il pagamento dei debiti risalenti alla gestione comunale dei Legati (1873-1902) che ammontavano a circa 100.000 lire.

Il sei Marzo 1913 si raggiunge un’intesa e si sottoscrive una transazione davanti al segretario comunale non certamente vantaggiosa per le casse dell’Ente ma risolutiva per il completamento dei lavori del “Convento Nuovo”.

Questi i termini dell’accordo: Il Comune, contratto un mutuo, versa nelle casse dell’Ente Morale 75.000 Lire, interamente destinate al completamento dell’immobile e l’Ente si impegna a pagare per i successivi trenta anni gli interessi di ammortamento.

Terminati i lavori, nel 1914, la scuola ed il convitto venero trasferiti nei nuovi locali.

Ebbe così inizio una attività scolastica legata ai locali del Collegio destinata a durare, con qualche breve interruzione, fino all’anno scolastico 2000/2001.

Il consiglio di amministrazione dell’Ente, soddisfatto per l’opera compiuta, inizia ad esaminare altri possibili utilizzi dei vasti locali ora disponibili ed il 29 ottobre 1914 delibera l’istituzione di una scuola di arti e mestieri che si aggiunga al ginnasio.

I padri Scolopi che avevano accettato di gestire la scuola a costi contenuti, forse anche in vista degli introiti derivanti dal nuovo convitto, chiedono maggiori garanzie ed un aumento dello stipendio che non viene concesso;risulta invece dal verbale della seduta del 9 dicembre 1914 che viene sottoscritta una convenzione che garantisce loro la gestione per i successivi tre anni, che viene loro assegnata una fornitura di attrezzi didattici tra i quali una nuova lavagna e viene formulata la promessa (non l’impegno formale)che l’Ente concederà, appena possibile, uno speciale sussidio.

Scoppia nel frattempo la Grande Guerra e nel 1915 l’amministrazione dell’Ente, su proposta del Presidente Dr. Giovanni Maria Manca prende accordi col Prefetto di Cagliari perché segnali al Governo la disponibilità a mettere a disposizione una parte dei locali perché siano adibiti ad ospedale militare in considerazione del gran numero di feriti che vengono evacuati dal fronte.

La proposta viene accolta ed accanto alla scuola ed al convitto inizia a funzionare anche l’ospedale per i soldati.

La gestione dei padri Scolopi dura fino al 1920 anno in cui la provincia Ligure degli Scolopi, da cui dipendeva la casa di Santulussurgiu decide improvvisamente di richiamare i padri che fino ad allora vi avevano operato.

Nel corso della seduta del Consiglio di Amministrazione del 22 luglio 1920 viene letta la lettera del Preposto della Congregazione Generalizia degli Scolopi con la quale si comunica l’ordinanza.

La motivazione pare fosse dovuta al fatto che nel corso della guerra la congregazione aveva subito numerose perdite lasciando scoperti gli organici di altre case forse più importanti di Santulussurgiu per cui si era resa necessaria la re-distribuzione nel territorio del personale superstite.

I padri partono a malincuore confortati dalle petizioni dei cittadini che chiedono l’annullamento della decisione ma nessuno di essi farà più ritorno.

Gli amministratori dell’Ente, offesi da tale comportamento che li mette in difficoltà anche economicamente pensano di rivalersi (seduta del 16 ottobre 1920) rifiutando la restituzione dei colli contenenti i beni personali dei padri depositati nei locali della scuola; è una iniziativa di breve durata, dopo le prime proteste i colli vengono spediti.

Rimane però all’Amministrazione un discreto quantitativo di suppellettili comprendente buona parte del mobilio dell’ormai chiuso collegio.

L’ipotesi di continuare l’attività scolastica con la gestione diretta non fu neppure presa in considerazione e si decise di sondare con attenzione eventuali altre proposte dovessero arrivare da altre congregazioni religiose.

Nel frattempo, posto che il collegio necessitava di diverse riparazioni si provvide alla riparazione del tetto e dei servizi igienici maltrattati dai militari ad una ripulitura generale del caseggiato e vennero inoltre fatti gli allacci dell’acqua e della luce elettrica.

E’ opportuno ricordare a questo punto che il “ramo femminile” della Congregazione Salesiana rappresentato dalle Figlie di Maria Ausiliatrice era presente a Santulussurgiu fin dal 15 ottobre 1907 giorno in cui arrivarono in paese suor Maria Salmoiraghi, suor Modesta Chiappone e suor Assunta Nucci.

La loro presenza era stata richiesta dall’allora sindaco Don Stanislao Porcu che nella lettera indirizzata alla Casa Madre auspicava che almeno una delle suore fosse provvista di patente di maestra di giardino d’infanzia per assicurarsi il favore delle autorità scolastiche e per poter accedere ai sussidi che il governo assicurava agli asili infantili.

Le religiose iniziarono così, non senza difficoltà, la loro attività pedagogica.

Nel 1908 il Comune chiese alla responsabile, suor Maria Salmoiraghi, la disponibilità di una di loro per ricoprire un posto di insegnante resosi libero alla scuola elementare.

Fu incaricata Suor Modesta Chiappone ed il 15 novembre 1909 iniziarono le lezioni.

L’Asilo e le scuole elementari, come già ricordato in precedenza, erano alloggiate fin dal 1852 nella casa di Pietro Paolo Carta e tutte le vicende legate a quella contestata eredità, ancora fresche nel ricordo dei paesani, furono ben presto conosciute anche da Suor Modesta che nel giro di pochi anni era riuscita a guadagnarsi la stima e l’affetto degli amministratori e dei lussurgesi tutti.

Nessuna meraviglia pertanto, se nell’elenco degli ordini religiosi contattati per la riapertura della scuola figuravano anche i Salesiani.

Nella riunione del consiglio di amministrazione del 2 Novembre 1921 il presidente dr. Giovanni Manca comunica che sono state avviate le pratiche per la stipula di una convenzione con la Congregazione Salesiana; sono presenti i consiglieri Carippa Giovanni, Solinas Francesco, Meloni Giovanni Antonio.

Il consigliere Carippa che per formazione culturale non è mai stato favorevole alle congregazioni religiose, per amore del ginnasio, accetta anche i salesiani; chiede però che l’amministrazione si riservi il controllo sui titoli di studio degli insegnanti e sulla loro capacità didattica e propone che qualora, per qualsivoglia motivo, i salesiani dovessero ritardare il loro arrivo, di far comunque funzionare la scuola con elementi laici.

Il 17 Novembre 1921 il consiglio delibera l’effettuazione di ulteriori lavori di riparazione al collegio (inferriate, persiane,vetri ecc.).

Il Dr. Carippa nella seduta del 15 gennaio 1922, furente per il fiume di danaro speso e per le eccessive cure che il caseggiato richiede sostiene che “il Collegio ha finito con l’uccidere il Ginnasio” e chiede di conoscere quali pratiche siano state espletate per la sua riapertura con professori laici.

Il Presidente Dr. Manca, nella seduta dell’undici febbraio 1922 evidenzia il fatto che con gli stipendi attuali riconosciuti ai professori laici il bilancio dell’Ente non può far fronte e che se fu possibile mantenerlo aperto per tredici anni con gli Scolopi fu dovuto al fatto che si accontentarono di uno stipendio ridotto.

Sostiene inoltre che per consentire al ginnasio di poter continuare a vivere si ha bisogno di un Collegio efficiente e confortevole che possa attirare i giovani dai paesi vicini.

Il Dr. Carippa si dichiara insoddisfatto, sostiene che per riaprire le scuole sono sufficienti le 20.000 lire del bilancio attivo dell’Ente e che se fosse necessario egli è pronto ad anticipare di tasca sua; per meglio evidenziare la sua disponibilità chiede al Presidente di riconvocare il consiglio nel giro di una settimana.

Il Dr. Manca si riserva di riconvocare il consiglio ma nella successiva riunione, dopo l’approvazione del bilancio preventivo (primo punto all’ordine del giorno) dà le dimissioni e nonostante gli inviti a ritirarle mantiene fermo il suo proposito.

Non rimane altro da fare se non provvedere al suo avvicendamento.

Viene eletto Presidente, con votazione a scrutinio segreto, nella riunione del 30 marzo 1922, il canonico Giovanni Antonio Meloni che riporta tre preferenze; si presunse che i voti a favore fossero stati espressi dal Dr.Manca, dal Teologo Migheli e dal maestro Solinas mentre quelli contrari vennero attribuiti al Dr. Carippa ed al Dr. Mura.

Il 20 settembre 1922 viene presentata al consiglio una prima bozza di convenzione con i salesiani, i consiglieri contrari, Carippa e Mura, sollevano il problema che i Salesiani, contrariamente agli Scolopi, non ammettevano al ginnasio le donne.

Su questo argomento si ritorna nella riunione del 23 settembre ed a conferma che le trattative con i salesiani erano ormai concluse a dispetto dei contrari, viene invitato a partecipare alla riunione Don De Albera che sarà il primo direttore salesiano del collegio.

In quella sede dichiara che in conformità alla regola della congregazione i salesiani non accettano nelle loro scuole le donne, che non accettano altresì alcuna forma di controllo sulla disciplina interna alla scuola e che si rifiuta di sottoporre all’approvazione del consiglio di amministrazione sia i titoli degli insegnanti che il programma di insegnamento.

Messo con le spalle al muro da questa chiusura totale il Dr. Carippa, per il bene del ginnasio, si dichiara disponibile a firmare la convenzione a patto che venga approvato un suo ordine del giorno che impegni l’amministrazione dell’Ente ad aprire, entro l’anno una sezione femminile della scuola per mettere le donne alla pari coi maschi.

L’ordine del giorno viene approvato ma per la sua attuazione si dovrà attendere parecchi anni.

I Salesiani avviarono dunque la loro attività scolastica riportando ben presto grande successo data l’educazione seria e moderna da essi impartita e gli insegnamenti conformi ai programmi governativi ed alle direttive del regime.

Il caseggiato però poteva ospitare un numero limitato di alunni anche perchè la parte migliore venne destinata alla cappella ed al teatro.

Inoltre nella terrazza si erano manifestate delle gravi lesioni e le infiltrazioni di acqua piovana rendevano tutti gli ambienti sottostanti umidi e malsani.

Tutto il caseggiato aveva necessità di profonde riparazioni e di sostanziali adeguamenti.

Un funzionario della Prefettura, venuto per una ispezione, appurò che il Collegio non si sarebbe potuto nemmeno aprire all’insegnamento, dato lo stato di abbandono in cui si trovava ed essendo privo dei prescritti impianti igienici.

Era inoltre indispensabile l’ampliamento dei locali poichè le rette provenienti dai cinquanta alunni che poteva al momento contenere il fabbricato, non erano più sufficienti a coprire le forti spese di gestione del Collegio nonostante l’integrazione assicurata dal contributo dell’Ente.

La Congregazione dei Salesiani aveva già dichiarato che allo scadere del contratto, non avrebbe in nessun modo continuato a tenere aperto il ginnasio se il fabbricato non fosse stato in tempo utile sistemato ed ampliato col necessario decoro ed avviato, entro breve tempo, a vivere dei propri mezzi posto che, nonostante l’assegno dell’Ente, la gestione ordinaria era fortemente in passivo.

Dopo un sopraluogo del Genio Civile, fu dato incarico all’Ing. Cova di predisporre un progetto di ampliamento e di sistemazione interna.

La spesa prevista ( circa 570.000 lire) non poteva essere sostenuta dall’Ente neppure impegnando l’intero suo patrimonio che ammontava, al momento, a circa 250.000 lire.

Se l’Ente si fosse avventurato per quella via, entro breve tempo sarebbero venute meno le ragioni della sua stessa esistenza e non si sarebbero potuti compensare i Salesiani per accogliere gratuitamente i giovani del paese.

Il fabbricato sarebbe diventato, di fatto, una proprietà della Congregazione poichè nessun utilizzo si sarebbe potuto fare senza di essa.

Queste considerazioni espresse nelle riunioni del Consiglio di Amministrazione sembravano avvitarsi su se stesse e non portare da nessuna parte fino a quando ci si rese conto che il fabbricato, così com’era, poteva essere utile solo se adibito a Collegio, nessuna diminuzione di patrimonio o di rendita avrebbe avuto l’Ente se il fabbricato fosse stato ceduto ai Salesiani con la clausola di tenervi aperto il Ginnasio; con le rendite si sarebbero potuti compensare, anche in futuro, i Salesiani inserendo l’obbligo di accogliere gratuitamente i giovani del paese nelle scuole ginnasiali.

Si comprese, in buona sostanza, che le due istituzioni avevano bisogno l’una dell’altra, dovevano vivere entrambe separatamente ma sorreggersi reciprocamente.

L’Ente, il Comune e tutti i cittadini dovevano impegnarsi a fare i sacrifici necessari per conservare al paese un’Istituzione così utile.

Il consiglio di amministrazione dell’Ente approvò una delibera che offriva ai Salesiani un assegno annuale di lire 10.000, la cessione gratuita del fabbricato con la condizione di ampliarlo e sistemarlo per uso collegio e con la clausola che sarebbe stato frequentato gratuitamente dai giovani Lussurgesi.

Si stabiliva inoltre che, venendo a mancare i Salesiani, il fabbricato coi miglioramenti fatti, sarebbe rientrato in possesso dell’Ente.

I Salesiani non accettarono queste condizioni e ne fecero delle altre: chiedevano in aggiunta alla cessione gratuita dei locali l’assegnazione di lire 90.000 a parziale compensazione delle spese di restauro ed un assegno annuo di 12.000 lire.

Dopo una lunga trattativa ed estenuanti mediazioni che videro ciascuna delle parti tesa a tutelare i propri interessi, si arrivò, dopo l’intervento del Prefetto, ad una intesa che scontentò tutti ma pose fine alle diatribe.

Venne ridimensionato il progetto di ampliamento, rimandando a tempi migliori la sopraelevazione del secondo piano e l’edificazione della chiesa e della palestra-teatro.

Raggiunta tale intesa, il 28 ottobre 1932, le due parti stipularono una convenzione.

Questa convenzione fu chiamata Convenzione Carippa, dal nome del vecchio consigliere oppositore delle congregazioni religiose e antesignano fautore dell’istruzione femminile che, essendo notaio, ne era stato l’autore.

Il Notaio Carippa, inoltre, era stato nel frattempo nominato Commissario Prefettizio ed era, di fatto, l’amministratore unico dell’Ente. (Alla sua morte, buona parte delle sue sostanze verrà devoluta per la creazione di una scuola femminile)

Al Capo II della Convenzione

L’Ente cede gratuitamente, in pieno e assoluto possesso, per 29 anni, le sue proprietà in Santulussurgiu, sulla strada provinciale per Ghilarza e Cuglieri.

La Congregazione salesiana accetta e si obbliga di tenervi aperto un collegio con annesso un Istituto di Istruzione Classica comprendente cinque classi di ginnasio con i programmi delle pubbliche scuole, intestato ai fondatori Carta e Meloni.

Durante il suo possesso ha tutti gli attributi e gli oneri del diritto di proprietà.

Al Capo III

La Congregazione si obbliga ad eseguire, per proprio conto e sotto la sua responsabilità, tutte le opere necessarie.

L’Ente si obbliga a versare, a titolo di concorso Lire 90.000, entro il corrente anno.

Al Capo IV

La Congregazione Salesiana, per tutta la durata del Contratto e per tutti i periodi successivi di rinnovo, si obbliga a tenere aperto un istituto di istruzione classica comprendente le cinque classi del Ginnasio ed un corpo docente idoneo ed approvato dalle autorità scolastiche governative.

A frequentare il ginnasio dovranno essere ammessi gratuitamente, come alunni esterni, i giovani maschi nati nel paese, o nati fuori e residenti nel paese o nati fuori e residenti fuori purchè uno dei genitori sia nato nel paese.

L’Amministrazione dell’Ente si obbliga a corrispondere un sussidio annuo variabile tra le 12.000 lire e le 10.000 lire legato all’andamento del bilancio mentre i Salesiani, si impegnano, qualora venissero aperte altre scuole o classi a facilitare la frequenza ai giovani del paese, ammettendoli come esterni, gratuitamente o col pagamento di tenui tasse.

Questa Convenzione, sostanzialmente rispettata da entrambe le parti, rimarrà inalterata per i successivi 30 anni nel corso dei quali i Salesiani, col concorso dell’Ente, dell’amministrazione Comunale e di molti cittadini benefattori, riusciranno a realizzare quasi tutti i loro progetti.

Viene elevato il secondo piano, viene costruito, a lato del collegio, un edificio destinato ad alloggio delle suore che vennero chiamate a prestare la loro opera di supporto al convitto sbrigando i lavori di cucina e lavanderia, viene eretta la chiesa intestata a Don Bosco ed il locali dell’oratorio, vengono sistemati i campi sportivi.

Nel corso dei primi 43 anni ed in misura minore nei successivi anni 10 di permanenza dei Salesiani a Santulussurgiu, centinaia di giovani provenienti in genere dalle famiglie più facoltose di tutte le parti dell’isola, frequentarono prima il Ginnasio e poi la Scuola Media Parificata Carta-Meloni.

L’apertura della scuola media pubblica statale in tutti i comuni ne decretò la morte.

I Salesiani che già dal 1962 avevano manifestato l’intenzione di andar via, essendosi fortemente ridotta la presenza degli alunni interni, avevano accettato di rinnovare per soli dieci anni la convenzione e speravano che in questo lasso di tempo sarebbero riusciti a subentrare a pieno titolo nella proprietà degli immobili ma questa posizione si scontrava con lo statuto dell’Ente e con la stessa convenzione in quanto era chiaro che non sarebbero stati in grado di mantenere gli impegni relativi all’apertura delle cinque classi scolastiche previste.

Nel 1972 i nodi vennero al pettine.

Nel corso di una riunione plenaria alla quale parteciparono: il Consiglio di Amministrazione dell’Ente, l’Amministrazione Comunale, funzionari regionali, consiglieri provinciali, Dirigenti del Centro di Cultura Popolare ed il presidente della Pro Loco, da un lato; Il Cardinale Walter Tonini Economo Ispettoriale per il Lazio e la Sardegna, Don Luigi Sarnacchioli Direttore dell’Istituto Salesiano di Santulussurgiu, Don Giovanni Pinna Consigliere Ispettoriale salesiano, Don Carmelino Loi economo dell’istituto, dall’altro;vennero esaminate molto a lungo tutte le varie opzioni ma non si trovò alcuna intesa.

La riunione si chiuse con la stesura di un comunicato nel quale i Salesiani spiegavano a tutta la cittadinanza che li aveva accolti per così lungo tempo le ragioni della loro partenza.

Escludendo il Cardinal Tonini ed il Direttore Sarnachioli, tutti gli altri presenti erano lussurgesi.

La storia dell’Ente, dopo la partenza dei Salesiani, continua ma è troppo “fresca” per essere raccontata col necessario distacco e con la ricchezza di particolari e considerazioni consentite invece per le vicissitudini più datate.

Occorre anche tener presente che dal 1902 al 1952 tutte le deliberazioni ed i verbali delle assemblee venivano accuratamente riportati nei registri che si sono conservati mentre successivamente, con l’uso della macchina da scrivere, è invalsa l’abitudine dei “fogli volanti” che per rispetto della definizione iniziarono a …volar via.

I locali del Collegio, a partire dall’anno scolastico 73/74 e fino al 1989 ospitarono, in locazione, al piano terreno, la scuola media statale, in attesa che fosse completato il fabbricato nuovo alla periferia del paese.

Nello stesso periodo di tempo, un gruppo eterogeneo di cittadini non solo lussurgesi, di cui facevano parte sacerdoti, insegnanti, studenti universitari ed un imprenditore, ispirati dalle idee del Professor Diego Are, si riunivano e chiedevano incontri all’amministrazione dell’Ente perchè intenzionati costituire una Cooperativa Culturale che aveva in animo di realizzare, nei locali del Collegio, attività scolastiche di vario genere.

Diego Are era un personaggio molto noto, ufficiale a Rodi nel 1943 era stato deportato nei campi di concentramento in Germania dove rimase detenuto fino al 1945.

Liberato dalla prigionia, essendo laureato in Storia e Filosofia insegnò a Roma nei Licei Giulio Cesare e Orazio e fu attivo nei movimenti cattolici aprendo la sua casa romana col Movimento Unione e Fraternità, da lui fondato,agli studenti stranieri.

Nel 1954 entrò in contatto col gruppo Comunità fondato da Adriano Olivetti di cui condivideva gli obiettivi e nel 1960 fu eletto Sindaco di Santulussurgiu.

Studioso e profondo conoscitore delle vicende dei Legati Carta Meloni seguì, qualche anno più tardi, come delegato speciale dell’Ente, di cui all’epoca era presidente il fratello Salvatore, le trattative per il rinnovo della convenzione con i Salesiani.

Era quindi perfettamente informato della situazione di Stallo in cui si trovava l’Ente ed amareggiato per il progressivo degrado del Collegio nonostante l’utilizzo parziale fatto dalle scuole Medie.

Essendo diventato Preside era dunque al corrente dei problemi e delle carenze della scuola pubblica e sapeva perfettamente quali erano le esigenze del mondo imprenditoriale in relazione alle previsioni di sviluppo dettate dagli amministratori regionali per la nostra Isola ed indirizzate al settore turistico-alberghiero.

La sua idea fu quella di istituire un Liceo Linguistico, constata la carenza di simili scuole in Sardegna e di legare a questo un Istituto Tecnico Commerciale per il Turismo.

Il 24 agosto 1976, presso lo studio del notaio Benedetto Mura, in Ghilarza, fu dunque costituita la Cooperativa Culturale Carta Meloni, Società Cooperativa a Responsabilità Limitata, aderente alla Confederazione Cooperative Italiane; del primo consiglio di amministrazione facevano parte Professor Diego Are, Don Salvatore Cambula (Parroco del paese) e la Dott.ssa Maria Giuseppa Deiala.

La srl si proponeva: di gestire a Santulussurgiu, nello stabile detto Collegio, un centro di promozione umana e culturale ad indirizzo pedagogico cristiano e a prospettiva europeistica ed internazionale articolata in: a) istituti di educazione secondaria superiore, a cominciare da un liceo linguistico quinquennale…con un biennio valido anche per altri istituti scolastici; b) un convitto per studenti…; c) seminari di studio…; d) un oratorio festivo; e) iniziative culturali e soggiorni sociali…; f) mostre d’arte e d’artigianato…; g) una cattedra di linguistica e storia sarde; h) una mensa per studenti, docenti…; i) altre iniziative di sviluppo economico, sociale e culturale.

L’amministrazione dell’Ente, informata di questi fatti, aveva già concesso un sostanziale benestare a questa iniziativa con delibera n.2 del 1 giugno 1976 ma l’anno scolastico iniziò senza che la prescritta convenzione venisse sottoscritta.

La convenzione fu infatti sottoscritta solo il 5 dicembre 1976; i due consigli di amministrazione, fatte le debite considerazioni di parte, congiuntamente convengono:

– | –

art.1 l’Ente cede alla Cooperativa tutti i fabbricati dell’ex collegio…

art.2 tra i locali che l’Ente cede sono compresi anche i campi sportivi…

art.3 il piano terra sarà messo a disposizione della Cooperativa quando la scuola media avrà una propria sede.

art.4 la convenzione ha la durata di dieci anni, con scadenza al 30 settembre 1986,rinnovabili..a meno che dall’una o dall’altra parte non ne venga chiesta un anno prima la rescissione….

art.5 l’Ente devolverà alla Cooperativa tutti i propri proventi, tolte le spese di gestione ordinarie e straordinarie previste nel bilancio annuale dell’Ente, trasmettendo ogni anno, il consuntivo ufficiale della fondazione.

art.6 la Cooperativa si impegna per la durata di dieci anni di gestire almeno uno degli Istituti Secondari Superiori di cui all’art.2 dello Statuto…

art.7 le attività non previste ..devono essere segnalate all’Ente per la convalida.

art.8 l’Ente non si assume nessuna responsabilità per quanto attiene l’agibilità e funzionalità dei locali.

art.9 la Cooperativa si impegna a curare la conservazione e l’igiene dei locali e avrà la collaborazione dell’Ente per le richieste fatte o da fare al Comune…

art.10 i rapporti di qualunque genere che intercorrono tra la Cooperativa e gli utenti dei suoi servizi non possono coinvolgere in alcun modo l’Ente.

art.11 l’Ente, terminato il primo quinquennio di questa convenzione, esaminerà con la Cooperativa, sulla base delle nuove situazioni finanziarie, la possibilità di agevolare ed eventualmente anche esonerare gli studenti lussurgesi dalle tasse e rette di frequenza scolastica.

art.12 fino a quando nei locali sarà operante la scuola media, l’Ente si farà carico di pagare le tasse relative a tutto il fabbricato…….successivamente, accertata l’impossibilità dell’Ente…la Cooperativa.. concorrerà…

art.13 la Cooperativa può apportare ai locali, a proprie spese, le modifiche che riterrà opportune…

art.14 qualora venisse a cessare l’attività scolastica di cui all’art.2 punto a dello Statuto della Cooperativa Culturale, anche la presente convenzione verrebbe immediatamente a decadere.

art.15 entrambe le parti contraenti si impegnano a studiare insieme la possibilità di un miglioramento del reddito dei beni terrieri amministrati dall’Ente….

Letto, approvato e sottoscritto…

– | –

Con l’anno scolastico 1976/77 prese avvio questa nuova iniziativa ed il liceo linguistico ebbe un grosso successo, si moltiplicarono le iscrizioni ed i locali del Collegio ripresero vita.

Mentre nella prima parte della sua vita migliaia di ragazzini avevano scorrazzato per quei locali ora le ragazze, del tutto ignare delle aspirazioni del defunto notaio Carippa, presero il sopravvento, le iscrizioni videro infatti le donne in netta maggioranza.

Subito dopo venne aperto anche l’Istituto tecnico Commerciale per il Turismo e la Scuola di Musica, altre giovani vennero dunque ad ingrossare le fila di quelle tante che già avevano preso alloggio, in qualità di pensionanti, presso le famiglie del paese.

Trascorsero così oltre quindici anni di prosperità; ne trassero vantaggio le famiglie che ospitavano le studentesse, i professori impegnati nell’insegnamento, gli operai, le cuoche e le inservienti che trovarono occupazione e l’intero paese si avvantaggiò da una cresciuta disponibilità finanziaria.

Sul finire degli anni 90, col diffondersi dell’insegnamento delle lingue e con l’apertura di nuove scuole commerciali ad indirizzo turistico iniziò un nuovo periodo di crisi e gli amministratori della Cooperativa Culturale tentarono di percorrere nuove strade essendo in pericolo la loro stessa sopravvivenza.

Diego Are, uscito dalla Cooperativa da lui stesso fondata e passato alla presidenza dell’Ente si oppose ad un tentativo della Cooperativa di adibire parte dei locali ad albergo ma favorì, con le sue conoscenza, i contatti che si ebbero con diverse Università che mostravano interesse ad aprire corsi di specializzazione e Master in un ambiente che invitava allo studio e alla meditazione.

Anche gli Amministratori Comunali, per via del compito loro assegnato dai fondatori, e per il numero di rappresentanti che esprimevano in consiglio di amministrazione, si trovarono coinvolti nella ricerca di finanziamenti ed agganci politici che potessero fornire una via di uscita ma fu tutto inutile.

Nel 2001 la scuola fu chiusa… per mancanza di materia prima… ma gli amministratori superstiti non disperarono mai di poter riprendere l’attività che li aveva tanto gratificati.

L’Ente, dopo la chiusura della scuola continuò ad amministrare i terreni ma le riunioni del consiglio di amministrazione, forse informato che nuove disposizioni di legge avrebbero soppresso le IPAB inattive, se pur convocate dal presidente, ormai in regime di prorogazio, andavano deserte ed il Comune, cui sarebbe spettato sostituire i consiglieri assenteisti e bandire nuove elezioni, guardava altrove.

QUESTA SITUAZIONE SI E’ TRASCINATA STANCAMENTE FINO ALL’AVVENTO DELLA NUOVA AMMINISTRAZIONE COMUNALE USCITA DALLE ELEZIONI DEL 2005 CHE, FORSE RASSEGNATA ANCH’ESSA ALLA IMMINENTE SOPPRESSIONE, NON RITENNE OPPORTUNO TENTARE DI TROVARE SOLUZIONI IN LOCO E CHIESE ALL’ASSESSORE DIRINDIN DI DISPORRE IL COMMISSARIAMENTO.

RIFLESSIONI SUCCESSIVE HANNO CONVINTO GLI AMMINISTRATORI COMUNALI A CAMBIARE OPINIONE ED OGGI AUSPICANO ANCH’ESSI CHE LA SOLUZIONE DI TRASFORMAZIONE PROSPETTATA VADA IN PORTO.

Nota:

Le vicende raccontate, nella necessaria sintesi, rispecchiano la cronologia degli avvenimenti e sono in parte tratte: da un fascicolo firmato dal Notaio Carippa e da appunti dattiloscritti di Diego Are. La responsabilità del collage e delle varie considerazioni è soltanto mia.

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