A proposito di Ente Legati Carta-Meloni

27/07/2010

RICHIESTA DI APERTURA DI UN DIBATTITO PUBBLICO SULL’ENTE CARTA MELONI

Filed under: Uncategorized — ipabcartameloni @ 22:51

LETTERA APERTA A TUTTI GLI AMMINISTRATORI COMUNALI
Con questa lettera aperta intendo portare all’attenzione del nuovo Consiglio Comunale e di tutti i cittadini di Santulussurgiu i problemi dell’Ente Carta Meloni.
La ragione per cui ho scelto di utilizzare questo strumento è quella di far chiarezza sui rapporti tra Commissario e vecchia Amministrazione Comunale.
Considerato che la maggior parte dei componenti il Consiglio Comunale è di nuova nomina e quindi totalmente estraneo alle vicende passate, ho ritenuto doveroso ricordare a tutti che ci sono problemi pregressi che attendono soluzione e riassumere per chi non abbia sufficienti informazioni sull’argomento, in un breve resoconto, gli eventi che hanno caratterizzato il rapporto tra Comune e Commissario dell’Ente in questi ultimi quattro anni.
Con decreto della giunta regionale n. 44, del 19 maggio 2006, emesso dall’Assessorato dell’Igiene e Sanità e dell’Assistenza sociale della Regione Sardegna in data 1 giugno 2006, Prot. 19293/5, sono stato nominato, dal Presidente della Giunta Regionale, su proposta dell’ Amministrazione Comunale di Santulussurgiu, commissario straordinario della IPAB (Istituzione di Pubblica Assistenza e Beneficenza) Ente Legati Carta Meloni.
Qualche mese prima (vedi articolo Unione Sarda 19 aprile 2006), il Sindaco di Santulussurgiu, ritenendo che non vi fossero più le condizioni per indire nuove elezioni per il rinnovo del consiglio di amministrazione dell’Ente, in regime di prorogatio da diversi anni, aveva suggerito all’allora assessore alla sanità Nerina Dirindin di procedere al suo commisariamento.
All’inizio del mandato i rapporti con l’amministrazione comunale furono ottimi ed in data 9 agosto 2006 fu sottoscritta la dichiarazione di cessione al comune dell’area “ex alloggio suore” di cui è utile riportare due brani integrali del testo per meglio comprendere l’origine di uno dei successivi dissidi
(1°) – “…il sottoscritto Antonio Gavino Sanna, commissario straordinario, si dichiara disposto a concedere in piena disponibilità, al Comune Di Santulussurgiu quella porzione di immobile denominata “Residenza San Francesco”, il cortile interno e le tettoie, il tutto meglio evidenziato nell’allegata planimetria , perché venga ristrutturato e reso idoneo a struttura residenziale e/o semiresidenziale ad alta intenzionalità terapeutica, con sostegno continuativo (24h) destinata ad ospitare persone con disturbo mentale per il tempo stabilito dal Bando POR sopra citato…”- (2°) “ Il Sindaco di Santu Lussurgiu ed il Commissario Straordinario regolamenteranno in modo stabile, con successivo atto e con apposito contratto le modalità di cessione da parte dell’IPAB e di fruizione da parte del Comune, della porzione di immobile concessa.” Nei primi mesi del 2007, verificata, con non poche difficoltà e resistenze, la situazione patrimoniale dell’Ente, (i bilanci degli ultimi quattro anni, scritti a mano su fogli in bianco, mi furono consegnati, solo dopo aver fatto richiesta scritta, tre mesi dopo l’insediamento), ebbi modo di constatare che la collaborazione dell’amministrazione comunale per agevolare il mio insediamento e nello scontro subito apertosi con la Cooperativa Culturale Carta Meloni non era stata quella attesa.
La Cooperativa Culturale Carta Meloni, inattiva dal 2003, continuava ad occupare con i propri arredi le sale del Collegio nonostante che, già dal 2005, (e dunque prima della mia nomina), l’Ing. Pinna, Presidente dell’Ente, avesse provveduto a rescindere la Convenzione tra Ente e Cooperativa Culturale.
Nel momento in cui avevo preso possesso degli immobili (evento filmato a futura memoria), avevo rinnovato l’invito allo sgombro suscitando le ire dei soci superstiti per l’affronto subito in quanto qualcuno pensava ancora che si potesse riprendere l’attività .
Constatai in seguito che sarebbe stato necessario avviare un confronto più stretto anche con l’Amministrazione Comunale in quanto la maggior parte dei problemi da risolvere, per una corretta amministrazione dell’Ente, erano legati al rapporto distorto, consolidatosi nel tempo, tra amministrazione dell’Ente e comune di Santu Lussurgiu.
Cercai quindi, più volte, per tutto il 2007, di coinvolgere il Sindaco, gli assessori ed i consiglieri comunali, sia di maggioranza sia di minoranza in un ragionamento sull’Ente Carta Meloni; consegnai a tutti gli interlocutori i documenti dai quali emergeva palese l’esigenza di una assunzione di responsabilità per le azioni da compiere in base ai disposti della Legge Regionale 23 dicembre 2005 n. 23, dalla quale era nata l’esigenza stessa del commisariamento, che all’art. 44 di seguito riportato,per opportuna conoscenza, evidenzia le
“Disposizioni in materia di Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza (IPAB)”

1. Le Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (IPAB) che operano prevalentemente nel campo socio-assistenziale, anche mediante il finanziamento di attività ed interventi sociali realizzati da altri enti con le rendite derivanti dalla gestione del loro patrimonio, sono inserite nel sistema integrato di cui all’articolo 2, nel rispetto delle loro finalità e specificità statutarie.
2. Con la presente legge la Regione dispone la trasformazione della forma giuridica delle IPAB in aziende pubbliche di servizi alla persona o in enti morali di diritto privato, al fine di garantire l’obiettivo di una efficace ed efficiente gestione, assicurando autonomia statutaria, patrimoniale, contabile, gestionale e tecnica compatibile con il mantenimento dei vincoli posti dalle tavole di fondazione e dagli statuti.
3. Le IPAB che dimostrano la capacità finanziaria per poter proseguire nell’attuazione degli scopi statutari, possono essere trasformate in aziende pubbliche di servizi alla persona o in associazioni o fondazioni di diritto privato.
4…, 5…, 6…, 7…,(omissis)
8. Le IPAB che non sono più in grado di funzionare o hanno espresso la volontà di non sussistere sono soppresse con decreto del Presidente della Regione e beni e funzioni sono trasferiti al comune ove le stesse hanno sede legale.
9…, omissis
10. Per quanto riguarda gli organi di governo, il funzionamento, la gestione, il patrimonio e gli aspetti statutari, si fa rinvio al regolamento di attuazione della presente legge.

Mi ero sforzato di far comprendere che mentre un Consiglio di Amministrazione regolarmente eletto e pienamente legittimato avrebbe potuto, in totale autonomia, decidere se tenere in vita l’Ente, adottando tutti i provvedimenti necessari, nel rispetto delle disposizioni di legge, a cominciare dalle modifiche statutarie, o se decretarne la soppressione, la stessa cosa non poteva essere fatta con pari legittimazione, da un commissario straordinario nominato dall’esterno.
Diverso sarebbe stato se l’amministrazione comunale, chiamata dalle tavole di fondazione ad essere custode delle volontà testamentarie e che non poteva esimersi dall’avere una propria posizione, si fosse assunta le sue responsabilità decidendo pubblicamente per la sopravvivenza o per la morte dell’Ente.
Solo dopo ripetute richieste verbali e scritte perché venisse fissato almeno un incontro con la giunta riuscii a strappare al Sindaco la promessa che sarebbe stato dato incarico ad un assessore di incontrarmi per esaminare l’argomento (ho maturato l’opinione, col senno del poi, che nessun rappresentante dell’amministrazione comunale avesse molta voglia di affrontare l’argomento in sede ufficiale perché se fosse prevalsa l’opinione più diffusa, di cui liberamente si parlava nelle sedi informali – “vendita dei terreni per usare il ricavato nella ristrutturazione del Collegio” – il rischio sarebbe stato quello di essere ricordati dai cittadini lussurgesi come “quelli che si sono venduti i beni dell’Ente Carta Meloni”. Poiché di farsi cucire addosso questa medaglia nessuno aveva chiaramente voglia sarebbe stato sicuramente più comodo per l’amministrazione se l’onere della decisione fosse ricaduto solo sulle spalle di un Commissario Straordinario le cui scelte si sarebbero potute sempre sconfessare).
Qualche giorno prima della data entro la quale si doveva obbligatoriamente dare una risposta alla Regione in base ai disposti del Regolamento di Attuazione della già citata Legge Regionale 23 del 2005, nel frattempo messo a punto dall’assessorato regionale alla sanità (maggio-giugno 2008) ottenni un incontro col vice sindaco prof.ssa Mariella Pani e trovai la sua disponibilità ad esaminare l’argomento valutando le uniche due opzioni possibili e le conseguenze che ne sarebbero derivate sia in un caso che nell’altro.
Il ragionamento fu approfondito in un secondo incontro e si convenne che la cosa migliore da fare per l’amministrazione era quella di esprimere consenso alla proposta da me messa a punto, (sulla quale avevo già ricevuto il sostegno di alcune personalità che erano state contattate perchè ritenevo potessero dare un forte contributo a risolvere molti problemi), di trasformare l’Ente in una Fondazione di Partecipazione di diritto privato ONLUS quale unica alternativa al suo scioglimento.
La considerazione decisiva era stata quella che, in caso di scioglimento, l’amministrazione dei beni dell’Ente, “terreni locati e sfitti e fabbricati fatiscenti”, sarebbe andata ad aggravare e complicare la già pesante gestione amministrativa dei beni immobili di proprietà comunale con una nuova e aggiuntiva contabilità separata e questo, era considerato, al momento, inopportuno e non consigliabile.
Questo iniziale tiepido consenso si tradusse nella Delibera di Giunta n. 76 del 22 luglio 2008, assunta all’unanimità dei presenti (assente il Sindaco) con la quale si esprimeva parere favorevole alla trasformazione dell’Ente Carta Meloni in Fondazione Carta Meloni di diritto privato e in data 24 ottobre 2008 venne presentata in Regione la richiesta di trasformazione dell’Ente.
Al raggiungimento di questo insperato traguardo ritenni, inopportunamente, che i problemi si sarebbero presto risolti e iniziai a sollecitare gli amministratori perché tutte le altre situazioni ingarbugliate trovassero soluzione e perché venisse costituito un gruppo di lavoro sul nuovo statuto e sulla composizione del nuovo consiglio di amministrazione col coinvolgimento delle associazioni presenti in paese.
Partivo dall’assunto che fosse interesse comune condiviso chiudere partite vecchie, non dovute a responsabilità attribuibili all’amministrazione in carica e ritenevo perfettamente logico e comprensibile che se l’Ente, pur sotto diversa veste, doveva continuare a svolgere il suo compito nel sociale aveva necessità di poter far conto su tutte le entrate derivanti da una libera e corretta amministrazione dei suoi beni.
Il primo passo da fare era quindi quello di chiudere tutti gli elementi di contenzioso aperti col comune perché il nuovo Ente, la Fondazione Carta Meloni, potesse iniziare la sua attività libera da qualunque vincolo.
Era infatti necessario prospettare al costituendo gruppo di lavoro le disponibilità economiche sulle quali avrebbe potuto far conto il nuovo consiglio di amministrazione.
Questo ragionamento venne, più volte, esposto al Sindaco, che lo ritenne corretto e condivisibile, ma ogni volta che spingevo perché i ragionamenti condivisibili si traducessero in impegni precisi e scadenzati nel tempo ricevevo risposte vaghe e promesse di un imminente interessamento che mai si concretizzava.
Iniziai perciò a presentare richieste scritte e a chiedere risposte ma anche questo non servì a nulla;continuavano però ad arrivare richieste di utilizzo permanente dei locali,a costo zero, per esigenze del comune:Alloggio squadra 118 della Croce Rossa (senza servizi igienici e senza corrente elettrica), Installazione di un ripetitore dei bandi pubblici sul terrazzo del Collegio la cui messa in opera, in economia, senza progetto e manutenzione successiva a cura degli operai comunali, avrebbe reso l’intero edificio, (nel quale erano e sono custoditi gli arredi inventariati della Cooperativa Culturale, nel frattempo cessata per decreto ministeriale e soggetti a liquidazione coatta) accessibile a imprese esterne e manutentori.
Per buona parte del 2008, per tutto il 2009 ed anche per questo avvio di 2010, il rapporto col comune è stato solo di carattere epistolare; ho continuato a chiedere al comune un impegno per la risoluzione dei vari problemi e posso in ogni momento citare data e numero di protocollo delle lettere inviate, molte delle quali indirizzate, per conoscenza, anche all’assessorato alla Sanità……e
NON HO MAI RICEVUTO RISPOSTA ALCUNA.
ANCHE QUANDO, PER SUE NECESSITA’, IL COMUNE HA DOVUTO SCRIVERE AL COMMISSARIO DELL’ENTE, NON HA MAI FATTO RIFERIMENTO ALLE LETTERE CHE SULLO STESSO ARGOMENTO AVEVA RICEVUTO NONOSTANTE FOSSERO IN STRETTA RELAZIONE A CIO’ CHE IN QUEL MOMENTO INTERESSAVA.
Un esempio per capire: il Commissario scrive al comune la lettera datata 15 maggio 2008, prot. 2371, avente per oggetto “Richiesta pagamento canoni locazione terreno Pilieri” e “Richiesta rinnovo Convenzione” non riceve risposta alcuna alla richiesta di rinnovo della convenzione ed il Comune scrive al commissario, il 19 febbraio 2009, prot. 914, una sua lettera nella quale sollecita al Commissario l’urgente rinnovo della stessa convenzione in quanto l’avvocato Miscali, del foro di Oristano, al quale il comune si è rivolto per avere un parere (pagando una lauta parcella!!!) ha risposto al quesito postogli (SE IL COMUNE POTEVA SUBAFFITTARE, per 8.000,00 € l’anno, UNA PARTE DEL TERRENO DELL’ENTE,per il quale ne paga, quando capita, € 250,00) in questi termini: “il comune potrà concedere in affitto l’area in questione solo ed esclusivamente previo consenso scritto anche in ordine alle modifiche di destinazione d’uso del terreno, da parte del Legale Rappresentante dell’Ente proprietario dello stesso”,,,
Era proprio necessario rivolgersi ad un legale per avere un parere su una questione tanto semplice e banale??? A cosa servono i Segretari Comunali??? Come mai i soldi per consulenze legali superflue si trovano e per l’adeguamento del canone di locazione di Pilieri(il terreno in questione) non ci sono???
Escludendo un caso di temporanea schizofrenia collettiva che, in questo caso, avrebbe coinvolto la Giunta, l’Ufficio Tecnico ed il Segretario Comunale c’è un’unica spiegazione a questo pervicace atteggiamento di rifiuto di dialogo: l’amministrazione comunale era abituata da troppo tempo a disporre dei beni dell’Ente a suo piacimento e qualunque osservazione veniva fatta per ricordare che questi beni erano affidati alla responsabilità di un altro amministratore pubblico, a questo compito specificamente preposto, veniva considerata un fastidio ed una illegittima intromissione.
E’ anche probabile (altra mia opinione) che le intese che portarono all’approvazione della delibera n. 76 del 22 luglio 2008 che diede via libera alla trasformazione dell’Ente fossero state mal digerite e che si sperasse, con questo atteggiamento ostruzionistico, di stancare un interlocutore sgradito spingendolo a rinunciare al mandato, per trovare poi una giustificazione all’avvalersi delle previsioni del comma 8 art. 44 della Legge Regionale 23/2005.
Quindi….preso atto del fallito tentativo del Commissario Straordinario, il Comune “sarebbe stato costretto a subire” lo scioglimento dell’Ente disposto d’ufficio dall’Assessorato alla Sanità, non per scelta …ma per necessità..
Finite le intromissioni, finiti i problemi.
Questa ipotesi spiegherebbe anche il perchè altre due proposte da me presentate: la prima per la soluzione del pasticcio di Pilieri e la seconda per la cessione, a prezzo simbolico, degli altri terreni occupati abusivamente, giacciono inevase ormai da parecchi mesi nei cassetti del comune nonostante il solito parere positivo “verbale” espresso su di esse dal sindaco e dal segretario comunale.
Con la rinuncia del commissario e/o con la nomina di qualcuno più malleabile si risolverebbero tutti i problemi dell’amministrazione comunale: nessun fastidio per gli abusi di Pilieri e nessun canone da pagare, nessun problema per Zagadennaghe, Su Murischeddu e Santu Miale , nessuna richiesta di indennizzo e di ripristino per l’area ex alloggio suore demolito, nessun problema per la nuova area da concedere nel campo sportivo grande del Collegio e nessuna intromissione sulla chiesa Don Bosco.
Se non fosse per il fatto che nel progetto di trasformazione io ci ho creduto e continuo a crederci, se non fossi convinto che anche altri problemi che hanno colpito la sfera dei miei interessi personali sono derivati dall’essere commissario straordinario dell’Ente (e questo mi da molto fastidio), se non fosse che le furbate non mi sono mai piaciute e se non fosse che non ho alcuna intenzione di rendere la vita più facile, a chi ha forse pensato di potermi usare, (altra mia opinione), questa soluzione andrebbe bene anche a me.
Ma non sarebbe giusto e non vivrei certo più tranquillo posto che ho deciso di trascorrere gli anni che mi restano in questo paese a cui sono molto legato, perciò, cortesemente, vi invito, come nuovi amministratori, a farvi un’opinione vostra sull’intera questione e sulle possibili soluzioni ed a renderla pubblica: ritenete possa essere ancora valido l’impegno assunto con la delibera di giunta n. 76 del 2008 oppure preferite che i beni dell’Ente entrino a far parte del patrimonio immobiliare del comune?
Entrambe le scelte sono possibili e qualsiasi decisione verrà presa sarà legittima a patto che sia il risultato di una discussione pubblica chiara ed aperta e non l’esito di ambigue manovre sotterranee.
Per il rispetto istituzionale dovuto a tutti i cittadini lussurgesi che hanno il diritto di sapere come stanno le cose e di decidere con la loro testa, in piena libertà, chiedo pertanto una risposta a questo quesito ricordando che solo essi erano e rimangono, anche in caso di scioglimento dell’Ente, i beneficiari dei lasciti.
Per consentire a tutti i cittadini di avere maggiori elementi di conoscenza sulle disposizioni di legge e sulle normative che regolano le IPAB ho ritenuto opportuno organizzare, in collaborazione con l’ASSOCIAZIONE SOCIO CULTURALE DELLE TRE ETA’ un convegno pubblico sull’argomento, la cui data, modalità di svolgimento e nominativi dei relatori verranno comunicate successivamente.
Santu Lussurgiu 23 Luglio 2010
Cordiali saluti
Nino Sanna

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25/07/2010

La storia dei …materassi

Filed under: Uncategorized — ipabcartameloni @ 00:03

Anche i materassi diventano un elemento di dissidio tra Sindaco e Commissario dell’Ente; sembra assurdo ma è la pura, tragica (ridicola?..) verità.
Chi ha letto i precedenti articoli è già al corrente che i beni della disciolta Cooperativa Culturale Carta Meloni sono custoditi nei locali del Collegio sotto la responsabilità del Commissario Liquidatore che ha le sue chiavi dell’immobile e che, dopo aver espletato tutte le necessarie formalità sta provvedendo alla loro vendita per Lotti.
…Vedi di seguito un estratto della disposizione di vendita…….
Cooperativa Carta – Meloni arl in liquidazione coatta amministrativa c/o il Comm. Liquidatore Boe Maria Rita Via Masones n.30 Oristano

“Il Commissario Liquidatore vende mediante gara informale i seguenti beni divisi per lotti al prezzo indicato oltre IVA 20%:
Lotto 1 ………..
Lotto 2 Arredi Stanze da letto e mensa armadi letti materassi comodini credenze etc.
Lotto 3 298 sedie
Lotto 4………..
Lotto 5 ……….
Lotto 6………..
Lotto7………..
Lotto 8 ………….
Lotto 9………….
Le offerte dovranno pervenire al domicilio del Commissario Liquidatore Dott.ssa Maria Rita Boe Via Masones n.30 entro il …………. Tel 0783/303000 – Fax 0783/777767

Due di questi :Lotto n.2 e Lotto n.3
sono stati acquistati da un eminente personaggio del paese che ha ha affidato a persone di sua fiducia il compito di caricarli sui mezzi e di trasportarli a destinazione; tutto questo sotto la vigilanza del Commissario Liquidatore e di una sua incaricata.
Al termine delle operazioni sono rimasti in campo, appoggiati al muro del Collegio, i materassi ricompresi nel Lotto n. 2 di cui qualcuno si voleva chiaramente disfare. Due giorni dopo, mentre mi trovavo a Cagliari, ho ricevuto alcune telefonate dalle guardie comunali che mi chiedevano conto dell’abbandono dei materassi perchè alcuni cittadini avevano protestato e perchè il titolare del servizio di raccolta rifiuti urbani si rifiutava di provvedere al loro smaltimento.
Risposi spiegando che ero il commissario dell’Ente, che la mia responsabilità era limitata agli immobili e non agli arredi in essi custoditi e che pertanto, per trovare soluzione al problema, dovevano essere interpellati il commissario liquidatore e l’eminente acquirente. Convinto che il problema fosse risolto anche perchè alcuni giorni dopo ebbi modo di verificare la scomparsa dei materassi dal luogo indicato, mi dimenticai della vicenda fino a quando incontrai il Sindaco che mi rimproverò per la mia negligenza e mi confidò, sorridendo sotto i baffi, che aveva dato disposizione di rimuovere i materassi e…….di nasconderli ….alla vista dei cittadini facendoli buttare dentro l’area del “campo piccolo” di proprietà della IPAB.
E’ così che si risolvono i problemi: i cittadini non vedono più i materassi e non si lamentano, l’eminente acquirente ed il Comissario Liquidatore non sono stati disturbati, le guardie comunali hanno ricevuto una esemplare lezione sulla rigidità e fermezza con cui si applica la legge, il Sindaco continua a ridere sotto i baffi ed il commissario della IPAB ….continua ad essere negligente e rompiballe.

24/07/2010

Nuova Amministrazione Comunale…stessi problemi.

Filed under: Uncategorized — ipabcartameloni @ 22:11

L’amministrazione comunale in carica è formalmente “nuova per il 69,22% dei suoi membri”; solo tre consiglieri, (due di maggioranza ed uno di minoranza), oltre al Sindaco, erano presenti in quella precedente.
Questo marcato rinnovamento mi aveva fatto sperare che il clima dei rapporti tra Comune ed Ente potesse cambiare. In questo senso mi ero espresso quando mi ero recato dal Sindaco per fargli gli auguri per la rielezione ed avevo ricevuto rassicurazioni di maggior snellezza anche per l’essere venuti a mancare alcuni “intoppi” (parole sue) che avevano rallentato prima, l’operatività della Giunta.
Aspettavo quindi, fiducioso, almeno la convocazione di un incontro per fare il punto sulle cose in sospeso e per trovare una via d’uscita dai garbugli precedenti. La convocazione non venne ma arrivò puntuale una “ nuova richiesta disponibilità struttura” per il rifacimento del tetto della chiesa Don Bosco, argomento di vecchia discussione, per il quale avevo già, più volte, mesi prima, richiesto delucidazioni, verbalmente e per iscritto, (senza ricevere risposta alcuna) e contestato l’illegalità, prima, della avvenuta pubblicazione del bando di gara per l’appalto dei lavori e dopo per la sua stessa assegnazione in virtù del fatto che il commitente era privo del consenso scritto del proprietario dell’immobile interessato.
Chiamai il Sindaco, gli chiesi se quello appena inaugurato era il “nuovo modo” di intendere i rapporti, mi rispose che non sapeva della lettera e che comunque i lavori andavano fatti e che io non facevo altro che frapporre ostacoli. Gli spiegai, per l’ennesima volta, che la legalità ed il rispetto delle regole non prevedono scorciatoie e che i passaggi burocratici vanno fatti anche quando risultano sgraditi ma mi resi conto che… “gli intoppi” non erano affatto venuti meno e che ….non era cambiato nulla.
Andai a parlare col Segretario Comunale, gli chiesi se anche lui condivideva questo modo di procedere e per tutta risposta sollevò le spalle facendomi capire che voleva vivere tranquillo.
Mi misi in contatto col “SERVIZIO TERRITORIALE ENTI LOCALI DI ORISTANO”, li misi al corrente della vicenda, convennero sulla fondatezza delle mie osservazioni e li pregai di cercare loro di far ragionare il comune di Santu Lussurgiu posto che io, ancora una volta, non ci riuscivo e che si stava avvicinando il momento in cui sarei stato costretto a ricorrere ad interventi di natura risolutiva.
Dopo questo “chiarmento” del Servizio Territoriale nei confronti dell’Amministrazione Comunale ricevetti una telefonata dal Sindaco che mi convocò in comune per un incontro, finalizzato a chiudere la questione, in presenza del Segretario Comunale, per il lunedì 21 giugno alle ore 18.
Mi recai puntuale all’appuntamento e…. constatai l’assenza, sia del sindaco, …che, a dire degli impiegati, non si era visto in tutta la sera, sia del segretario, …che, mi venne riferito, era andato via mezz’ora prima del mio arrivo.
Trasformai in lettera formale all’Amministrazione un foglio di appunti che avevo preparato per l’incontro e lo consegnai alla costernata segretaria perchè provvedesse a protocollarlo.
Per vedere la lettera cliccare sotto
lettera scanner don bosco del 21 giugno
Dopo questo episodio ricevetti ben tre bozze differenti di proposta di convenzione, sempre carenti di qualche elemento essenziale e quindi respinte, contenenti però, tutte, una richiesta del comune di acquisizione del “possesso” della chiesa che non veniva giustificata da alcuna ragione apparente. Respinte queste pretese assurde e dopo aver minacciato, in via ultimativa, una mia richiesta di intervento al Prefetto e all’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di Lavori Servizi e Forniture, che spinse il comune a più miti consigli, venne sottoscritta una “Convenzione per la concessione temporanea della disponibilità della chiesa di San Giovanni Bosco” contenente tutti quegli elementi di garanzia, richiesti mesi prima, e sempre ignorati dall’amministrazione comunale. Tutto finito???? Assolutamente no…. la storia continua……

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